Ho una doccia in giardino.
Una volta era collegata ad un contenitore nero che, col sole, generava acqua calda... molto eco ma non sempre splende il sole ed allora ho collegato la doccia all'acqua calda sanitaria: meno eco, più pratico.
Bene: io ho la fortuna, il privilegio e l'onore di vivere in natura. In un antico bosco di castagni dove di notte le luci son poche e la pace è tanta e questo per me non ha prezzo. Come non ha prezzo la mia doccia in giardino, all'aperto!
Ora, io non so se potete immaginarvi la libidine: qualsiasi ora sia durante la bella stagione, voi partite per una camminata "di mantenimento" a passo spedito e, se proprio vi sentite da Dio, vi fate anche qualche spunto in salita di corsa!! Quando tornate a casa sarete stanchi, sudati, rigenerati e felici. E a quel punto vi togliete tutto di dosso e vi piazzate direttamente sotto alla vostra doccia all'aperto!!! E' una gran bella cosa, una goduria unica. E poi magari vi asciugate al sole!!! Vi assicuro che questo rituale da dipendenza ed assuefazione tanto che, quando la bella stagione finisce piange il cuore e poi... si continua anche d'inverno!
lunedì 3 giugno 2013
mercoledì 29 maggio 2013
Viva i Pazzi !!!
Gente: il mondo è pieno di pazzi! Di quelli buoni intendo! Di quelli che sognano, pensano a come fare e poi realizzano il sogno. Io, questa specie di pazzi qui, la adoro perché escono dall’ordinario, osano, sfidano, faticano, corrono, cadono e poi si rialzano! Sono un po’ come gli artisti, come i registi, che immaginano, che vedono una storia nella loro mente e la fanno vivere a milioni di persone. Come i cantanti, che sentono una musica nell’anima e ne fanno un brano e lo faranno suonare nell'anima di chi li ascolterà. Insomma: amo quelli che sanno raccogliere un sogno dal mondo delle idee e lo realizzano facendo apparire la cosa “semplice” come raccogliere una mela da un albero. Dar forma ad un’idea già non è semplice. Ad un sogno è difficile! Perché a sognare siamo capaci tutti e per quasi tutti la faccenda muore li.
Per i pazzi di cui parlo io, NO.
Eccovi l’ultimo pazzo – in ordine puramente cronologico – che mi ha entusiasmato!
E’ una Pazza in realtà. Et voilà: si chiama Paola e si sta preparando per compiere un'impresa grandiosa!
Chi volesse seguirla, la trova anche su facebook.
VIVA I PAZZI
lunedì 6 maggio 2013
Sono andato al mare... Passando dal Bosco.
Natura.
Basta che sia natura, aria aperta e movimento.
Io cosa mi è successo non lo so ma non posso star seduto al bar, al ristorante o al chiuso per più di un periodo, come dire, molto limitato perché, semplicemente mi annoio! Mi viene una specie di orticaria esistenziale ed un pessimismo cosmico quando sto lì fermo impalato a bere mangiare e basta. Non ne sono più capace e non ho nessuna intenzione di farlo. Qualcosa è cambiato e a me va benissimo così.
Perciò fondamentalmente "mi va bene tutto" basta che non mi chiediate di stare a far la muffa tutto il giorno perché io, ad un certo punto so che vi dirò: "Sentite... io vado a far 2 passi" e poi non so dirvi ne dove andrò ne quando tornerò.
Detto ciò ecco a Voi la mia gitarella al mare: from Camogli to Portofino via San Fruttuoso. A piedi. Per boschi. In uno splendido parco naturale davvero ben tenuto ed organizzato. Si tratta di 13 km circa e di 5 orette di camminata - a volte dura - e quest'ultimo dato, 5 ore, dipende da quante pause volete fare e dal vostro passo. Si tratta di un’esperienza davvero gradevole... è la prima volta che noto un simile incontro tra la montagna con il suo bosco e il mare e non mi è affatto dispiaciuto, anzi! Mi piace veder approdare in spiaggia individui abituati al trekking: persone che di solito incontri in alta montagna... è bello vedere arrivare gente "conciata da escursionismo" in riva al mare, cambiarsi e trasformarsi in bagnanti qualunque. La riconosci quella gente: ha un innato rispetto per cose, ambiente e persone. Si tratta di anime discrete e silenziose che traggono soddisfazione dal contemplare uno scenario naturale di rara suggestione e ne apprezzano il silenzio.
Faceva caldo e quando sono arrivato a San Fruttuoso beach, mi son pentito immediatamente di non essermi portato il costume perché un temerario tuffo primaverile lo avrei anche potuto fare. Erano circa le 11 del mattino e mi son goduto una mezz’ora di pausa al sole e per fortuna c’era poca gente (perché io sono partito molto presto la mattina!). Poi ho trangugiato con foga e goduria i mie due bei pezzi di focaccia comprati a Camogli e ho atteso che raggiungessero lo stomaco e vi si accomodassero. Alle 12 inizia ad arrivare il “popolo-bue” del fine settimana, quello vomitato a più riprese dai battelli che fanno la spola dalle altre località e io mi rendo conto di aver calcolato bene i tempi. Ora potete pure sdraiarvi uno sopra all’altro e deliziarvi i timpani sentendo voci stridule di bambini scorrazzanti o discussioni becere del vostro vicino: non c’è problema: stavo giusto per andare via (sono Schivo & Boschivo, mica “dominghero spiaggiato”. Eh!)… Portofino mi attende e ciò vuol dire che c’è ancora mezzo trekking da fare: benissimo.
La camminata, quando giunge al termine si fa sentire, soprattutto sulle ginocchia messe alla prova dalle ripide discese. E li si approfitta della meta, di Portofino che è bella........... ma............ bene: sono arrivato, mi sono riposato, ho preso un rigenerante gelato ma............. non posso star seduto al bar, al ristorante o al chiuso per più di un periodo, come dire, molto limitato se no mi annoio! Mi viene una specie di orticaria mentale ed un pessimismo cosmico a star lì fermo impalato a bere mangiare e basta. Così mi guardo un’ultima volta intorno e mi rendo conto di essere davvero soddisfatto.
E' ora di tornare a casa.
Basta che sia natura, aria aperta e movimento.
Io cosa mi è successo non lo so ma non posso star seduto al bar, al ristorante o al chiuso per più di un periodo, come dire, molto limitato perché, semplicemente mi annoio! Mi viene una specie di orticaria esistenziale ed un pessimismo cosmico quando sto lì fermo impalato a bere mangiare e basta. Non ne sono più capace e non ho nessuna intenzione di farlo. Qualcosa è cambiato e a me va benissimo così.
Perciò fondamentalmente "mi va bene tutto" basta che non mi chiediate di stare a far la muffa tutto il giorno perché io, ad un certo punto so che vi dirò: "Sentite... io vado a far 2 passi" e poi non so dirvi ne dove andrò ne quando tornerò.
Detto ciò ecco a Voi la mia gitarella al mare: from Camogli to Portofino via San Fruttuoso. A piedi. Per boschi. In uno splendido parco naturale davvero ben tenuto ed organizzato. Si tratta di 13 km circa e di 5 orette di camminata - a volte dura - e quest'ultimo dato, 5 ore, dipende da quante pause volete fare e dal vostro passo. Si tratta di un’esperienza davvero gradevole... è la prima volta che noto un simile incontro tra la montagna con il suo bosco e il mare e non mi è affatto dispiaciuto, anzi! Mi piace veder approdare in spiaggia individui abituati al trekking: persone che di solito incontri in alta montagna... è bello vedere arrivare gente "conciata da escursionismo" in riva al mare, cambiarsi e trasformarsi in bagnanti qualunque. La riconosci quella gente: ha un innato rispetto per cose, ambiente e persone. Si tratta di anime discrete e silenziose che traggono soddisfazione dal contemplare uno scenario naturale di rara suggestione e ne apprezzano il silenzio.
Faceva caldo e quando sono arrivato a San Fruttuoso beach, mi son pentito immediatamente di non essermi portato il costume perché un temerario tuffo primaverile lo avrei anche potuto fare. Erano circa le 11 del mattino e mi son goduto una mezz’ora di pausa al sole e per fortuna c’era poca gente (perché io sono partito molto presto la mattina!). Poi ho trangugiato con foga e goduria i mie due bei pezzi di focaccia comprati a Camogli e ho atteso che raggiungessero lo stomaco e vi si accomodassero. Alle 12 inizia ad arrivare il “popolo-bue” del fine settimana, quello vomitato a più riprese dai battelli che fanno la spola dalle altre località e io mi rendo conto di aver calcolato bene i tempi. Ora potete pure sdraiarvi uno sopra all’altro e deliziarvi i timpani sentendo voci stridule di bambini scorrazzanti o discussioni becere del vostro vicino: non c’è problema: stavo giusto per andare via (sono Schivo & Boschivo, mica “dominghero spiaggiato”. Eh!)… Portofino mi attende e ciò vuol dire che c’è ancora mezzo trekking da fare: benissimo.
La camminata, quando giunge al termine si fa sentire, soprattutto sulle ginocchia messe alla prova dalle ripide discese. E li si approfitta della meta, di Portofino che è bella........... ma............ bene: sono arrivato, mi sono riposato, ho preso un rigenerante gelato ma............. non posso star seduto al bar, al ristorante o al chiuso per più di un periodo, come dire, molto limitato se no mi annoio! Mi viene una specie di orticaria mentale ed un pessimismo cosmico a star lì fermo impalato a bere mangiare e basta. Così mi guardo un’ultima volta intorno e mi rendo conto di essere davvero soddisfatto.
E' ora di tornare a casa.
domenica 28 aprile 2013
Non poterci far nulla.
Oggi il tempo era brutto.
Anche ieri! E io in casa non ci riesco a stare. Davvero: faccio fatica a non infilarmi nel bosco.
Allora nel primo pomeriggio, avendo intravisto la possibilità di far due passi senza annegare sotto al diluvio, decido diuscire. Mi preparo: prendo lo zaino, il cane e si va. So che giro fare: 5 o 6 km belli tosti di salita un pò dura ma almeno, visto che il giro è corto...
Sarà scivoloso e dovrò stare attento a non cadere rompermi la testa. Eh... e starò attento: sempre meglio che rompermi le scatole chiuso in casa!
Nemmeno 100 metri fatti ed inizia piovere di una pioggia leggere, a ondate più o meno intense ma, come già detto in un precedente post, si può stare per boschi se piove: basta avere l'attrezzatura giusta e io ce l'ho.
Qualche fulmine e lontani tuoni poi un raggio di sole. E poi di nuovo pioggia ma tutto sommato si va avnti bene.
Verso la fine del giro però qualcosa cambia repentinamente: sono le 16 circa e pare stia diventando notte. "Alla faccia!" penso. "Meno male che sono praticamente a casa perchè qui si mette al brutto sul serio". Varco la soglia di casa, mi tolgo la roba bagnata fuori di pioggia e dentro di sudeore e poi mi piazzo sotto alla doccia bollente. Merenda e divano, un pò di tele e un pò di lettura...relax!!
Ma cos'è questo rumore? Guardo fuori e vedo che diluvia: una pioggia strana, fitta, inconsueta... monsonica: è tutto il giorno che penso ai monsoni con questo tempo che oramai non si capisce davvero più.
Torno al mio relax.
Ma il rumore della pioggia è forte. E cresce... qualcosa non va. Mi sento strano. Quanto è passato? Sono le 18 e qualcosa e la strada è un fiume pieno di terra che corre e ora c'è anche una vibrazione nell'aria, un suono cupo e minaccioso come un tuono lontano e continuo. Mi sento nervoso davvero e inizio a guardare dalla finestra per cercare di capire cosa sia questo suono e se stia succedendo qualcosa che mi sfugge.
Non lontano da casa c'è un torrentello che non ha mai "fatto male" a nessuno. Quello che vedo a fatica tra le fronde degli alberi è lui che si è trsformato da spumeggiante, limpido e fresco torrente di montagna (spesso in secca) a mostro marrone furioso e inferocito! A memoria di quelli che vivono qui, mai nessuno lo ha visto così.
E mentre cerco di capire cosa succede a 40 metri da me, vedo che l'acqua non passa più sotto al ponte della strada ma sopra. Poi sento delle urla e vedo gente correre. Ho un amico che vive li... che succede? Può essere più grave di quello che immagino? Gli telefono: "Hey! Ho sentito urlare, tutto bene?" ... "eh, non so, ho paura: l'acqua arriva da dietro, la mulattiera si è trasformata in un fiume e ho paura che entri e mi spazzi via tutto". Il mio amico è uno che ne ha viste di tuttii colori e in tanti anni non l'ho mai sentito allarmato...
Fine del relax: mi rimetto la mia roba anntipioggia che avevo steso ad asciugare e vado a vedere se posso essere di qualche utilità anche se dubito onestamente di riuscire a rispedire a calci in c**o un torrente su per la montagna.
Alla fine la paura è solo passata di striscio per le nostre strade sfiornado le porte delle nostre case ma ci ha offerto il suo volto migliore. Quello che ti ricorda che due ore di pioggia "fatta bene" possono cancellare 40 anni o più di vita e lavoro e che madre natura di tanto in tanto, a torto o a ragione, s' incazza e noi, oltre a giocarci in un istante tutto il nostro buonsenso ed istinto di sopravvivenza, non possiamo farci nulla.
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| quello che era un torrentello... |
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| la strada ha retto finchè ha potuto |
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| dove ora ci son pietre fino a qualche ora prima c'era una stradina sterrata ed un ponte in legno |
martedì 16 aprile 2013
Arrivare alla meta
Non è per vantarsi.
Non è per compiacere.
È solo perché non posso farne a meno.
lunedì 18 marzo 2013
Post-Apocalittico
Non è alpinismo.
E nemmeno trekking...
È un qualcosa che si avvicina di più ad una necessità, un bisogno fisico e mentale. C’è chi ha vizi: fuma, beve, fa shopping compulsivo e cerca conforto in qualcosa che poi crea dipendenza. Un pericoloso riempi-vuoti esistenziale.
Poveri noi, pieni di bisogni, di umane necessità e umane debolezze…
“Umanità”.
A me la specie umana non entusiasma più di tanto: le persone, prese singolarmente o a piccoli gruppi, hanno un senso: si ritrovano e si riconoscono per una comune visone generale della vita e dei valori e si riuniscono. Ben presto però arriva la necessità tutta umana di nascondersi dietro ad un simbolo (religioso, politico, sportivo, etc) e di dividersi per poi trovarsi frammentata e contrapposta. Ogni “fazione” ha i suoi motivi, le proprie ragioni anche facili da comprendere: basta ascoltare e cercare di capire il nostro prossimo per raggiungere intese o compromessi. Purtroppo però è un procedimento che richiede un minimo di impegno: è faticoso ascoltare, sforzarsi di capire e voler continuare a dialogare in ottica costruttiva e onesta ma è possibile. Certo costa tanta energia!!! Imbrogliare ai fini del vantaggio immediato è più facile, costa meno e porta più velocemente a risultati concreti. Il più delle volte si sceglie questa via e che la fiducia (come valore) vada pure a farsi benedire.
Difettiamo (gravemente), come specie, di moralità? Lasciamo immancabilmente alla generazione successiva, un mondo peggiore di come lo abbiamo trovato… sono i nostri figli che dovranno starci: se non facciamo qualcosa ora per loro, per chi dovremmo mai farlo? Siamo davvero così stupidi da non capire una cosa tanto semplice?
Bene. Io sono arrivato a questa conclusione: la risposta alla domanda è SI. Siamo così stupidi. O semplicemente ce ne freghiamo. Punto.
Gran peccato. Per il pianeta dico. Gran peccato per quella meraviglia che è la Terra con tutte le sue forme di vita così preziose e uniche. Ammazziamo tutto, senza capire, senza pensare, senza immaginare. E crediamo anche che sia normale fare così. Non occorre essere persone con un quoziente di intelligenza particolarmente alto per capire che faremo una fine orrenda andando avanti con questo approccio. Siamo in tempo a fermarci, a valutare altre risorse naturali, altri modi possibili di occupare questo pianeta ma… NO. Non ci soffermeremo a prenderli in considerazione: costa ed è più facile andare avanti così. Col gasolio, petrolio, aereo per tutti, macchine, elettroinquinamento per poter morire prima: noi, animali e piante. Si vede che è giusto così.
Peccato però che io in questo modo di vedere le cose, non mi ci ritrovi… guardo la gente, l’andare del mondo, ascolto e la maggior parte delle volte mi sembrano tutti dei pazzi furiosi. E pericolosi!
La specie umana… avete mai notato che fine hanno fatto nel corso dei secoli le popolazioni tranquille che hanno abitato questo pianeta? Gli Indiani d’America, le tribù amazzoniche, tutta quella gente che ha vissuto in natura rispettandola, onorandola traendone ciò che serve per vivere e nulla di più. Be: che fine hanno fatto? Sterminati dagli “evoluti”. Umiliati, imprigionati, defraudati e spogliati di ogni bene. Patrimoni culturali, naturali ed ambientali persi. Questi accadimenti storici, oltre a farci capire meglio che gente siamo, ci dovrebbero far almeno riflettere su quanto abbiamo irrimediabilmente perso. Mi piace ogni tanto sognare, immaginare, che bel mondo sarebbe se avessimo a disposizione, se fosse nel nostro codice comportamentale, una miscela equilibrata di “approccio alla vita e alla natura” tipo quello degli indiani d’America mischiato con le nostre conquiste tecnologico-scientifiche: una società educata, consapevole e rispettosa di se e perciò della Terra, delle leggi naturali che la governano e degli altri esseri viventi. Tutti.
No: non sono un estremista che vorrebbe che tutti vivessimo in una capanna. Sono solo uno che sta male quando sente che una specie animale o vegetale è in via d’estinzione perché noi abbiamo fatto chissà quale porcheria (spesso inutile o che poteva essere gestita in altro modo). Per non parlare dell’ignoranza legata ad assurdità come lo sterminio dei rinoceronti per il loro corno (ritenuto afrodisiaco), i portacenere fatti con le mani dei gorilla e tante, tante, troppe altre insopportabili superflue atrocità. Una specie che si estingue per colpa nostra è una sconfitta nostra, un fatto grave in primis per noi. Qualsiasi creatura di questo mondo ha una funzione, un ruolo, in un sistema complesso, evoluto e delicato che noi alteriamo tutti i santi giorni. Ma come è possibile che non si sia ancora assorbito il dato di fatto che ci stiamo ammazzando con le nostre mani in nome di niente?
Eppure succederà: tra non molto capiterà qualcosa di grosso, di pesante e di grave. Capiterà che ci verrà richiesto un anticipo (se non il saldo immediato) del conto che noi abbiamo con madre natura e non saremo in grado di pagare. E li ne vedremo delle belle!!! Li capiremo di colpo che cosa saremmo stati in grado di fare per non arrivare alla catastrofe. Vedremo la nostra ridicola evoluta specie davanti alla presa di coscienza che siamo di fronte all’irreversibile e sarà davvero un grosso caos. Aridità, poca acqua, poche risorse di qualsiasi genere e violenze per la sopravvivenza. E molti auguri ai superstiti!
Credo che a questo, o a qualcosa di simile, ci arriveremo e tra non molto tempo. E allora avremo nostalgia dell’aria pulita, dei boschi verdi, dei mari blu e dei cieli azzurri. E oggi che ancora li abbiamo, li riempiamo di schifezze. Bello, eh?
Mi spiace: io non riesco a capire. Non riesco a condividere e tantomeno riesco a far finta di non vedere. E purtroppo non so cosa fare perché le cose cambino in meglio a favore del pianeta (e quindi di noi tutti).
Ammiro chi si batte per cause nobili a salvaguardia di quella o quell’altra risorsa naturale ma, onestamente, mi pare una goccia di acqua pura e lucente in un mare infinito di sterco.
Umanità io ci provo a capirti, ci riesco e quello che vedo mi fa ribrezzo: non condivido quasi nulla dei tuoi valori deviati. Non mi ci riconosco. Sono senza dubbio uno destinato a fare la stessa fine di quelle popolazioni miti, che stavano tanto bene e sarebbero state bene molti anni a venire... Nel frattempo mi difendo coltivando con vigore la mia di dipendenza, il mio riempi-vuoti esistenziale che non è alpinismo e nemmeno trekking. Escursionismo? Non lo so. È un voler stare in natura per il piacere che ne traggo e ricevere quel che ancora madre natura mi offre; per guardare un capolavoro ineguagliabile di cose vive, tutte, che si muovono, cambiano, fanno fiori, frutti, volano, strisciano, corrono e sopravvivono ignare di tutte le menate che combiniamo noi. Mi sento – ma solo in parte - ospite di quel grande salotto verde a cielo aperto e lo frequento con assiduità cercando di non “sporcare” mai e di lasciare come ho trovato. Li, dove non c’è partito, religione, aggregazione dietro a questo o quel simbolo… li dove riesco a percepire l’unico esempio di sistema complesso che dovrebbe ispirarci e di cui dovremmo non scordarci di far parte, li, in quella che è l’originaria casa di tutti e che tutti stiamo a poco a poco inesorabilmente distruggendo, riesco a vedere le cose per ciò che sono, mi ricarico per poter sopportare ancora le folli storie di questa tragica spietata umanità.
domenica 17 marzo 2013
La mia lunga stagione fredda.
E' fatta di frequenti camminate solitarie e incontri inconsueti: un cervo, un cinghiale, un picchio, un falco o un airone.
E' fatta di necessità di non stare fermo e di tenermi in forma. E' fatta di volontà di esserci perchè mi piace, perchè ne ho bisogno.
E' riflessione, introspezione ed attesa della bella stagione.
E' contemplazione di scenari unici a volte nostalgici, a volte grandiosi.
E' uno spettacolo perchè godo di cose che la rendono unica, vera, autentica: nessuno in giro, silenzio. La natura si riprende se stessa e non si ferma mai. Io ci passo in mezzo e ne traggo forza, cercando di disturbare il meno possibile, stando attento a come metto i piedi a terra per non far rumore.
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